AGREA e la ricerca sulla glomerella del melo

Da qualche anno anche in Veneto ha fatto la sua comparsa la glomerella del melo, nelle due forme GLS (Glomerella Leaf Spot) e BR (Bitter Rot), il cui agente eziologico è un gruppo di patogeni del genere Colletotrichum.  

La patogenesi della malattia è piuttosto complessa e non del tutto conosciuta. Sicuramente è favorita da temperature maggiori di 26°C e bagnature prolungate, situazioni che con il cambiamento climatico sono diventate sempre più frequenti. Il patogeno, in assenza di condizioni favorevoli al suo sviluppo e alla sua diffusione, può rimanere quiescente, vivendo all’interno dei tessuti vegetali senza causare sintomi apparenti.

Quando si presentano macchie necrotiche a livello di foglie e frutti, allora significa che il fungo è passato alla fase necrotrofica dando inizio alla degradazione tessutale. Questo particolare comportamento, detto emiobiotrofico, rende problematica l’esatta individuazione del momento in cui è avvenuta l’infezione e quindi il corretto momento di intervento. Sulle foglie i sintomi appaiono come macchie necrotiche di forma irregolare, talvolta con ingiallimenti completi della lamina e filloptosi anticipata. Sui frutti i sintomi possono andare da piccole tacche necrotiche puntiformi ad estese marcescenze che, in condizioni favorevoli, crescono rapidamente di diametro.

La malattia si è manifestata per la prima volta nei meleti italiani nel 2019, espandendosi considerevolmente anno dopo anno. Una volta comparsi i primi sintomi nel frutteto l’evoluzione e la diffusione della malattia è repentina e di difficile contenimento. Le buone pratiche agronomiche rivestono un ruolo importante nel contrasto al patogeno, tuttavia, la difesa con fungicidi è, ad oggi, indispensabile.

Nel 2025 la Regione Veneto ha finanziato un programma specifico di ricerca e sperimentazione, coordinato dal Servizio Fitosanitario, e che ha coinvolto il TESAF dell’Università di Padova ed AGREA.  Le attività hanno previsto un monitoraggio, con relativa identificazione delle specie, del gen. Colletotrichum in Veneto.  Sono state poi organizzate due prove sperimentali: una con l’obiettivo di identificare, anche attraverso la validazione di un modello previsionale, i diversi momenti di infezione, l’altra per verificare l’efficacia nei confronti della malattia di diverse sostanze attive sia di sintesi chimica che di origine naturale. I protocolli di lavoro sono stati condivisi con i componenti del tavolo di lavoro interregionale sul Colletotrichum, di cui AGREA fa parte.

I risultati ottenuti sono stati molto interessanti ed hanno evidenziato, in una situazione di elevata pressione della malattia, delle differenze importanti tra le diverse sostanze attive e  saranno oggetto di conferma nel corso del 2026, anno in cui saranno ripetute le prove.