AGREA e il controllo di Forficula auricularia
Forficula auricularia Linneaus, 1758, (FA), è una specie ubiquitaria e comune in diversi agroecosistemi che fino a qualche fa era considerata predatore utile per il contenimento degli afidi.
Recentemente nelle Regioni settentrionali sono stati segnalati danni diretti da FA su fruttiferi, specialmente su pesche e albicocco. Le infestazioni sia dei giovani che degli adulti causano rosure irregolari che successivamente possono infettarsi da marciumi (Monilia, Botrytis) provocando la totale perdita delle produzioni. L’assenza di adeguate conoscenze sulla biologia del fitofago rende il suo contenimento di difficile applicazione spesso basato sull’impiego di insetticidi a largo spettro d’azione all’apparire dei primi danni.
Agrea Centro Studi in collaborazione con il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università degli studi di Verona ha partecipato al progetto di ricerca “Ecologia, dannosità e difesa sostenibile di Forficula auricularia su drupacee” finanziato dall’Unità Operativa Fitosanitario della Regione Veneto.
In pescheti ed albicoccheti delle provincie di Verona e Rovigo è stata indagata la presenza e la fenologia di FA con particolare attenzione sulla capacità di migrazione suolo-chioma della forbicina durante il periodo produttivo e sulla valutazione del danno ai frutti in relazione alla densità di popolazione nel frutteto. Inoltre, sono iniziati gli studi, che continueranno nel 2026, sullo sviluppo di tecniche di lotta integrata efficaci e sostenibili.
I primi risultati evidenziano che i frutteti più colpiti sono quelli umidi, con rifugi (corteccia, erba alta, pacciamature) e che le catture sono in relazione alle temperature presenti nella chioma; inoltre il frappage (soprattutto quello notturno) è il mezzo di monitoraggio più efficiente rispetto a quello realizzato con le trappole di cartone ondulato.
FA è in grado di rovinare le drupe già dalla fase di ingrossamento e i maschi provocano un danno (inteso sia come numero di rosure sia come somma delle dimensioni delle rosure) significativamente maggiore delle femmine.
Per quanto riguarda la difesa, le trappole con attrattivi di origine naturale testate hanno fornito risultati molto disomogenei fra i siti indagati e sono quindi necessarie ulteriori indagini per definire quali sono i parametri biotici e abiotici che influiscono sull’attrattivo impiegato.

Figure 1 e 2: Posizionamento delle trappole di cartone ondulato sul tronco e chioma di albicocco (sinistra) e pesco (destra) (Foto Pavasini M.)

Figura 3: Tecnica del Frappage per il monitoraggio diretto (Foto Pavasini M.)

Figura 4: Prova di infestazione controllata nel frutteto sperimentale Agrea e danno su Big Top (Foto Pavasini M.)
